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Come si può trattare una persona affetta da scoliosi ideopatica?

Come si può trattare una persona affetta da scoliosi ideopatica?

La prevenzione dell’evolutività diviene poi terapia perché l’evolutività è un importante fattore di rischio primario: la scoliosi minore può diventare scoliosi maggiore.

La prevenzione conservativa dell’evolutività è un lavoro finalizzato al miglioramento di capacità neuro-motorie, adattato e controllato sulla base della patologia e delle caratteristiche individuali del singolo paziente. Il complesso degli esercizi è teso a migliorare le capacità specifiche dell’individuo (equilibrio, coordinazione e controllo oculo-manuale).

A volte si richiede di intervenire con una ortesi. Lo scopo primario in questa fase è quello di evitare l’aggravamento della scoliosi, quindi di curare la malattia, ma anche di trattare le problematiche della persona a 360°.

Ovviamente questo intervento vede la compartecipazione di diverse figure sanitarie e delle famiglie.

Chi conosce la scoliosi sa che essa è un sintomo, sa che è multifattoriale, sa che gli studi più qualificati propendono per una genesi legata ai disturbi della maturazione del sistema nervoso centrale inclusi i trasmettitori neuro-ormonali o neuro-modulatori, sa che la via finale della multifattorialità è l’aggressione alla colonna nell’ambito biomeccanico la destabilizzazione della sua spazialità, della sua stabilità, della sua muscolatura che allo stato attuale sono solo condizioni secondarie alla scoliosi o più propriamente il suo manifestarsi.

L’evoluzione dei sistemi umani, nel nostro caso la scoliosi, hanno bisogno di condizioni di partenza paritarie sulle quali poi inserire il movimento; dimenticando i valori della multifattorialità soprattutto i vari disturbi neurologici che coinvolgono i vari livelli del sistema nervoso.

Non possiamo correggere una scoliosi, ma possiamo educare le forze muscolari affinché acquisiscano il loro ruolo stabilizzatore della colonna, rallentando così il peggioramento e eventualmente riducendo la curva.

Il compito del rieducatore è quello di proporre una attività motoria in grado di coinvolgere attivamente i processi mentali del fanciullo attraverso l’acquisizione multisensoriale del movimento e costruire GLI STRUMENTI FISICI E MENTALI in grado di determinare il miglioramento comportamentale.

CONCLUSIONI 

Se consideriamo che: la scoliosi si manifesta attraverso una alterazione della sua struttura ossea provocata dalle forze muscolari; le strutture muscolari sono rese attive dalle strutture nervose;  le strutture nervose sono governate dalle strutture psichiche, noi avvaloriamo maggiormente l’ipotesi che vede coinvolti i meccanismi psico-neurofisiologici e per questo proponiamo una rieducazione cognitiva del fanciullo scoliotico che lo ponga in grado di sviluppare i meccanismi autoadattativi.

Una evidenza certa è che l’attività motoria su base cognitiva (Esercizio fisico con attenzione alla propriocezione), attraverso adeguate strategie, riesce a modificare le funzioni intenzionali del fanciullo e permette allo stesso di interagire con la deformità scoliotica, per contrastare o rallentare la sua evoluzione, spesso riuscendovi.

Fonti:

Rieducazione della scoliosi: lo stato dell’arte

P. RAIMONDI*, V. PROSPERINI*, B. DE PONTE CONTI**

Linee guida SOSORT (Scientific Society on Scoliosis Orthopaedic and Rehabilitation Treatment)