Tutto può essere trattato, ovviamente i risultati dipenderanno da fattori soggettivi e dalla degenerazione della patologia.
A tal proposito un professionista della riabilitazione ha il dovere di indirizzare i pazienti verso una valutazione ortopedica qualora il trattamento conservativo risulti inefficace.
E ciò è possibile stabilirlo già dopo poche sedute!
È molto importate specificare che in tutto il corpo le parti dolenti risentono delle disfunzioni di movimento delle articolazioni connesse.
A tal proposito alcuni autori definiscono il ginocchio come un’articolazione vittima dell’azione di caviglia e anca.
Riporterò di seguito le principali visioni biomeccaniche sulla genesi delle gonalgie.
- Visione artrocinematica: ogni articolazione deve essere libera di muoversi in modo che i capi ossei che la compongono (in questo caso femore e tibia) possano scivolare e rotolare l’uno sull’altro. La terapia manuale mira a ristabilire la corretta libertà di movimento in tal proposito.
- Visione posturologica e miofasciale: le articolazioni sono compresse e costrette a muoversi scorrettamente a causa dei muscoli e delle catene muscolari tese. Le cause di tali tensioni vanno ricercate per tutto il corpo.
- Visione delle disfunzioni del sistema di movimento: “il corpo usa ciò che conosce e conosce ciò che usa”. Ripristinare il corretto movimento attraverso esercizi attivi permette di riprendere maggiore libertà dal dolore. Importante dire che in quest’ottica è fondamentale inquadrare le “costrizioni” a cui il ginocchio è soggetto, derivanti da anca-bacino e caviglia.
- Tesi dello squilibrio di attivazione/tensione muscolare: la metodica principe di questa visione è quella di Jenny McConnel. Riequilibrare le azioni attive e passive delle varie fasce del quadricipite spezza il circolo vizioso che si instaura tre dolore, tensione e incapacità di esprimersi in un movimento corretto.
- Tesi polifattoriali: come ogni parte del corpo, il ginocchio è soggetto ai fenomeni di sensibilizzazione periferica e centrale del sistema nervoso, oltre che agli equibri biochimici che possono regolare i mediatori dell’infiammazione.
- Medicine complementari: Le medicine complementari tradizionali, quali medicina tradizionale cinese e ayurvedica, utilizzano un linguaggio diverso rispetto al nostro. Perciò i meccanismi sopraesposti vengono espressi, da queste medicine, in modo differente; tuttavia ciò non significa che i loro trattamenti non agiscono su tali fattori, ANZI.
Personalmente trovo che TUTTE queste visioni siano contemporaneamente valide.
E CIO’ VALE PER TUTTO IL CORPO!


